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Lo Camèntràn – Courmayeur

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L’origine del carnevale di Courmayeur non differisce da quella degli altri carnevali valdostani. Il suo nome particolare, Camèntràn, significa “Che entra in quaresima” e pone l’accento sulla contraddizione fra questo periodo austero e rigoroso e il carnevale, momento in cui ciascuno di noi, anche la persona più razionale, si confronta con il proprio doppio, con il pazzo o il sempliciotto sopito in lui.
Durante i carnevali dei nostri avi, le vie delle frazioni si animavano di personaggi vestiti in maniera stramba (uomini travestiti da donna e viceversa), che nascondevano il volto dietro maschere di legno scolpite durante le serate invernali. Queste maschere si recavano nelle varie famiglie e chiedevano cibo e bevande prima di andare a trascorrere la serata in una stalla, mangiando e ballando al suono della fisarmonica o di un altro strumento.
L’ultimo giorno di questo allegro periodo, il martedì grasso, alcuni volontari preparavano la seuppa (la minestra) sulla piazza davanti alla chiesa, per distribuirla ai meno fortunati del paese. Essi potevano riempire una pentola, che garantiva loro il sostentamento per alcuni giorni.
Dopo la seconda guerra mondiale, un gruppo di Courmayeureins ha deciso di ricostituire il comitato organizzatore del Camèntràn, al fine di occuparsi della preparazione del pranzo e anche del giro presso le famiglie per richiedere i generi alimentari necessari (verdure, pane formaggio, vino e insaccati).
Accanto a questo aspetto prettamente gastronomico, si svolgeva anche la sfilata di carri e maschere: si trattava di privati o di gruppi giunti dalle varie frazioni di Courmayeur. I veri personaggi del carnevale erano la coppia del vecchio e della vecchia, lo vioù è la viéille, due ragazzi legati alle due estremità di una catena di ferro, con un sonaglio alla cintura: inseguivano i giovani del paese, liberandoli solo in cambio di un po’ di cibo o di denaro.
Un altro personaggio tipico del Camèntràn è il buffone, lo beuffon. Si incontra ancora ai giorni nostri: vestito con una giacca nera corta, arricchita da bottoni dorati e nastri colorati, pantaloni rossi, stivali neri e un cappello a cilindro decorato con nastri, egli annunciava – e annuncia tuttora – con il suono dei sonagli, l’arrivo dei carri e delle maschere alla popolazione. Il buffone ha anche il compito di far rispettare l’ordine durante la sfilata.
Il martedì grasso, i volontari del comitato si mettono all’opera fin dall’alba per preparare la seuppa e tutto ciò che serve per il pranzo, servito alle ore tredici. Mezz’ora dopo, ha inizio la sfilata, guidata dalla Banda Musicale Courmayeur-La Salle, seguito dai beuffon e dai carri che rappresentano fatti clamorosi di attualità, comici o tragici. Una giuria, composta da cittadini e rappresentanti dell’amministrazione comunale, stabilisce qual è il carro più bello e gli attribuisce il primo premio.
Durante il pomeriggio, sono organizzati giochi tradizionali, quali la prova di destrezza del seuiton (Il taglio di un tronco eseguito da due boscaioli muniti dell’attrezzo tradizionale. Lo seuiton), l’albero della cuccagna e altri giochi destinati ai bambini. La giornata si chiude con un ballo aperto a tutta la popolazione, in un tendone riscaldato.
Un tempo, i bambini partecipavano più attivamente al carnevale: prima del martedì grasso, andavano di casa in casa a chiedere caramelle e un po’ di cioccolato, così raro in passato, travestiti con vecchi abiti presi in prestito dai genitori. Oggi, nonostante le trasformazioni sociali ed economiche di Courmayeur, il carnevale rimane una tradizione e resiste ancora allo stravolgimento delle abitudini e dei costumi.
In occasione del giro del comitato di famiglia in famiglia, gli abitanti non offrono più, come una volta, verdure o cibi fatti in casa, ma continuano a contribuire e a sostenere la festa mettendo semplicemente mano al portafoglio. La distribuzione di minestra ha mantenuto il suo ruolo sociale: un tempo, era destinata soprattutto ai poveri, mentre oggi il primo pentolone è distribuito alle persone anziane e agli ammalati impossibilitati a partecipare alla manifestazione. Gli attori principali della festa sembrano essere soprattutto gli uomini, ma non bisogna dimenticare che dietro le quinte lavorano da sempre numerose donne, che sostengono gli uomini, cucendo e preparando i costumi. Senza di loro, il Caméntràn non potrebbe essere quello che invece è.

Aosta/Aoste, 11gennaio 2002

Sebastian URSO
Raffaella ROVEYAZ


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